Chiusure scolastiche estive: l’impatto sulle madri e sulla gestione familiare
Durante l’estate, gestire gli impegni familiari diventa più complesso, soprattutto per le madri. In Italia, le
vacanze scolastiche superano i tre mesi e, per molte famiglie, conciliare lavoro e cura familiare si fa
particolarmente complessa, soprattutto durante l’estate.
Proprio per questo, quando si esaurisce la possibilità di accedere a offerte quali quelle date da spazi
educativi comunitari e da iniziative ludico-educative estive, per molti genitori l’unica soluzione resta il
ricorso al congedo parentale, spesso usato come prolungamento delle ferie.
In uno dei nostri precedenti articoli abbiamo approfondito l’analisi sull’utilizzo dei congedi parentali e
sull’impatto della genitorialità sul lavoro, facendo riferimento al XXIV Rapporto annuale di INPS
(https://www.venetowelfare.com/madri-padri-genitorialita-crescita-professionale-lavoro).
INPS spiega chiaramente che si parla di child penalty per le madri che decidono di ricorrere al congedo
parentale per la gestione dei figli avendo ripercussioni nel loro futuro lavorativo e pensionistico in quanto
mediamente si assiste a una caduta dei redditi e del tempo lavorato, o della stessa presenza delle madri
sul mercato del lavoro.
Infatti, sono proprio le madri che, in numero maggiore rispetto ai padri, decidono di ricorrere al congedo
parentale anche durante i mesi estivi per accudire i figli a causa della scarsità delle offerte di spazi
ludico-educativi estivi per bambini e ragazzi.
Fondazione Gi Group in collaborazione con Valore D, ha effettuato lo studio “Donne, lavoro e sfide
demografiche” che evidenzia un netto aumento delle richieste di congedo parentale a partire da giugno,
con un picco ad agosto. Le domande, presentate soprattutto dalle madri, raggiungono quota 100.000
nei mesi estivi, contro le 60.000 presentate nel mese di maggio. Le richieste da parte dei padri restano
invece più costanti in quanto sono circa 20.000 al mese. Lo studio rileva che l’Italia è tra i pochi Paesi
europei – insieme a Irlanda, Grecia e Malta – con un calendario scolastico che prevede oltre 12
settimane di vacanze, mentre in altri Paesi, come Francia o Svezia, le pause scolastiche sono più
distribuite e accompagnate da servizi di supporto strutturati e accessibili.
In Italia le problematiche sono essenzialmente l’assenza di servizi e la scarsa retribuzione dei congedi,
infatti sono solo due i mesi facoltativi coperti all’80% dello stipendio, mentre i cinque mesi
obbligatori per le madri sono retribuiti al 100%.
Inoltre, la fruizione del congedo obbligatorio di 10 giorni da parte dei padri rimane limitata: nel 2024
ha coinvolto solo il 30% dei neo-padri contro il 22% del 2022, segnale di un cambiamento lento e
ostacolato da resistenze culturali e timori legati all’ambiente lavorativo. Il carico della cura familiare
grava ancora in larga parte sulle donne, che dedicano mediamente 20 ore a settimana ad attività di
assistenza non retribuite. Sul fronte del supporto estivo, le multinazionali si stanno attrezzando con
soluzioni come smart working flessibile, rimborsi per centri estivi o spazi dedicati ai figli in azienda. Le
piccole e medie imprese, invece, puntano soprattutto sulla flessibilità oraria, una misura che da sola non
basta a colmare il divario esistente.
Si dovrebbe cominciare a valutare come soluzione l’investimento in servizi pubblici, accessibili e
permanenti, per sostenere davvero la genitorialità e l’occupazione femminile, oggi frenata da un modello
sociale che lascia le famiglie troppo spesso da sole.
Per saperne di più: https://www.avvenire.it/economia/pagine/ad-agosto-raddoppiano-i-congedi-parentali-conciliazione-fondazione-gi-group .





