Welfare territoriale: generare valore oltre i confini dell’azienda
Il maggiordomo aziendale: un servizio di welfare per conciliare vita e lavoro
Tra le sfide più sentite da lavoratori e lavoratrici oggi c’è quella della conciliazione tra vita privata e impegni professionali. A confermarlo sono i dati di diversi studi recenti: secondo lo “Smarter Hiring Report” di Indeed e YouGov, in Italia il work-life balance è il fattore decisivo nella scelta di un’offerta di lavoro per il 40% dei candidati, superando persino la retribuzione. Anche il “Randstad Workmonitor 2026” va nella stessa direzione: se lo stipendio rimane la leva principale per attrarre talenti, è l’equilibrio vita-lavoro la ragione per cui la maggior parte delle persone sceglie di restare nella propria azienda.
Di fronte a questi dati, le imprese sono chiamate a ripensare le proprie politiche di welfare. Uno strumento interessante, ancora poco conosciuto ma con grandi potenzialità, è il maggiordomo aziendale.
Di cosa si tratta
Il maggiordomo aziendale è una figura professionale che supporta i dipendenti nello svolgimento di piccole commissioni e attività quotidiane: ritiro e spedizione di pacchi, disbrigo di pratiche burocratiche, prenotazioni, spesa a domicilio, lavanderia, e persino la ricerca di baby-sitter o assistenti familiari. Si rende disponibile in azienda in giorni pianificati, raccogliendo le richieste direttamente sul posto di lavoro e restituendo ai lavoratori un bene prezioso: il tempo.
Dal punto di vista fiscale, il servizio può rientrare nei piani di welfare aziendale con i relativi benefici contributivi previsti dagli articoli 51 e 100 del TUIR.
Un valore aggiunto per persone e imprese
Secondo una ricerca McKinsey del 2022, la disponibilità di servizi salva-tempo come questo è considerata un valore aggiunto dall’86% dei lavoratori. Eppure, guardando al contesto lombardo come riferimento, solo l’1% delle organizzazioni con più di 50 dipendenti lo offre esplicitamente. Il potenziale di crescita è quindi significativo.
Alcune aziende hanno già fatto da apripista: da Gucci — che lo ha introdotto nel 2017 attraverso il proprio accordo integrativo — a realtà più piccole come Sargomma, Maddalena SpA ed Eurocom, che hanno scelto questo servizio come parte di programmi di welfare orientati alla conciliazione.
L’opportunità per il territorio: inclusione e cooperazione sociale
Ciò che rende il maggiordomo aziendale particolarmente interessante nel contesto del welfare territoriale è la sua capacità di generare valore oltre i confini dell’azienda. Quando questo servizio viene affidato a cooperative sociali di tipo B — realtà che hanno come missione l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate — diventa uno strumento di inclusione sociale oltre che di benessere organizzativo.
Un esempio virtuoso in questa direzione è quello dell’azienda bresciana Fedabo, che ha attivato un progetto in collaborazione con la Cooperativa Sociale Azzurra Onlus: ragazzi e ragazze con disabilità svolgono commissioni per i dipendenti dell’azienda alcune mattine a settimana, sviluppando competenze, autonomia e relazioni con il territorio. In cambio ricevono punti convertibili in buoni da spendere presso esercizi locali, con un effetto positivo anche per il commercio di prossimità.
Nel Veneto e più in generale nel Nord-Est, dove la cooperazione sociale ha radici profonde e una presenza capillare, esperienze simili potrebbero trovare terreno fertile. Investire nel maggiordomo aziendale significa non solo rispondere ai bisogni concreti di chi lavora, ma contribuire a costruire un ecosistema di welfare più inclusivo, relazionale e radicato nella comunità.
Fonte di approfondimento: Percorsi di Secondo Welfare





