Welfare e contrattazione collettiva: le evidenze del XII Rapporto ADAPT

Welfare e contrattazione collettiva: le evidenze del XII Rapporto ADAPT

Il XII Rapporto ADAPT sulla contrattazione collettiva in Italia restituisce un quadro aggiornato dell’evoluzione delle relazioni industriali nel 2025, con uno sguardo sia ai rinnovi dei contratti collettivi nazionali sia agli accordi aziendali.

L’analisi prende in considerazione 43 rinnovi di CCNL del settore privato, che coinvolgono circa 4,8 milioni di lavoratrici e lavoratori, e 424 accordi aziendali sottoscritti nel corso dell’anno, relativi a circa 600.000 dipendenti.

Dal Rapporto emerge un sistema contrattuale ancora fortemente attivo, chiamato a confrontarsi con temi economici, organizzativi e sociali sempre più articolati. Il 2025 viene descritto come un anno di consolidamento: dopo una fase segnata da importanti rinnovi nel terziario, la contrattazione ha proseguito il recupero dei ritardi accumulati negli anni precedenti, includendo anche rinnovi di particolare rilievo, come quello dell’industria metalmeccanica.

Sul piano retributivo, il Rapporto segnala una crescita delle retribuzioni contrattuali orarie pari al 3,1% nel totale dell’economia e al 3,2% nel settore privato, a fronte di un’inflazione dell’1,5%. Nonostante questo andamento positivo, il recupero del potere d’acquisto non risulta ancora pienamente completato se si guarda al periodo 2021-2025.

Un ambito particolarmente rilevante è quello del welfare. Nei rinnovi nazionali analizzati, il tema compare con frequenza significativa: l’85% degli accordi contiene almeno un riferimento o un intervento in materia. Le misure più ricorrenti riguardano la previdenza complementare, presente nel 64% dei rinnovi, e la sanità integrativa, presente nel 52%. A queste si affiancano, in diversi casi, flexible benefit, fondi bilaterali con finalità assistenziali, coperture assicurative e ulteriori strumenti di sostegno.

Il welfare assume un peso importante anche nella contrattazione aziendale. Il 59% degli accordi analizzati contiene almeno una misura di welfare occupazionale. Le soluzioni adottate riguardano sia l’organizzazione del lavoro sia l’accesso a prestazioni e servizi per lavoratrici e lavoratori.

Tra gli interventi di tipo organizzativo rientrano misure legate alla flessibilità, ai permessi, ai congedi, alla banca ore solidale e alla possibilità di trasformare il rapporto da tempo pieno a tempo parziale per esigenze di conciliazione. Sul versante del welfare aziendale, invece, trovano spazio previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa, buoni pasto, credito welfare e misure per educazione e istruzione.

Il Rapporto evidenzia inoltre che l’80% degli accordi aziendali che prevedono welfare occupazionale include strumenti riconducibili all’articolo 51 del TUIR. Accanto alle misure più consolidate, si osservano anche interventi come polizze assicurative aggiuntive, buoni acquisto, buoni benzina, rimborsi utenze e condizioni migliorative per l’anticipo del TFR.

Un ulteriore dato riguarda il collegamento tra premio di risultato e welfare. Quasi la metà degli accordi aziendali interviene sui trattamenti retributivi, soprattutto attraverso forme di salario variabile. In questo quadro, risulta diffusa la possibilità di convertire il premio di risultato in welfare, talvolta con incentivi aggiuntivi o con la possibilità di trasformarlo in permessi.

Oltre al welfare, il Rapporto dedica attenzione anche a salute, sicurezza e inclusione. Il 37% degli accordi aziendali affronta il tema della salute e sicurezza, includendo anche aspetti legati al benessere psicosociale, agli accomodamenti ragionevoli e al rientro graduale dopo periodi prolungati di assenza. Il 34% degli accordi contiene misure di Diversity, Equity & Inclusion, con interventi rivolti soprattutto a disabilità e fragilità, parità di genere, genitorialità, age management e multiculturalità.