Previdenza pubblica e previdenza complementare: due sistemi a confronto

Previdenza pubblica e previdenza complementare: due sistemi a confronto

Quando si parla di pensioni in Italia, il dibattito tende spesso a concentrarsi sull’età di uscita dal lavoro o sulle ultime riforme approvate. Molto meno frequente, invece, è una riflessione approfondita sulle differenze strutturali tra previdenza pubblica e previdenza complementare.
Per orientarsi con consapevolezza tra questi strumenti è necessario capire come funzionano, quali meccanismi regolano l’accumulo dei diritti pensionistici, quali limiti presentano e quale ruolo possono svolgere nella costruzione del proprio futuro.

La previdenza pubblica: obbligatoria, a ripartizione e con regole fisse

Il sistema previdenziale pubblico italiano è obbligatorio per chiunque svolga attività lavorativa, sia come dipendente sia come autonomo. La sua funzione principale è quella di garantire una pensione di base, finanziata attraverso i contributi versati dagli attuali lavoratori. Si tratta del cosiddetto sistema “a ripartizione”, nel quale i contributi raccolti oggi non vengono accumulati in un fondo individuale, ma servono immediatamente a pagare le pensioni correnti.
Questo modello si basa su un patto tra generazioni: chi lavora sostiene chi è già in pensione, con l’accordo implicito che, in futuro, le nuove generazioni sosterranno a loro volta la pensione dei lavoratori attuali. È un meccanismo che ha funzionato bene in un periodo di forte crescita economica e demografica, quando c’erano molti lavoratori attivi per ogni pensionato. Oggi, però, la situazione è molto diversa: la natalità è scesa, determinando un numero inferiore di futuri lavoratori attivi, la popolazione invecchia e la carriera lavorativa è diventata più lunga e spesso più frammentata. Questo rende la ripartizione più complessa da sostenere nel medio periodo.
Dal punto di vista del calcolo della pensione, il calcolo delle pensione si basa da quasi 20 anni (1996) sul metodo contributivo, che lega strettamente l’importo della pensione alla quantità di contributi versati, alla loro rivalutazione nel tempo e all’aspettativa di vita dopo il pensionamento.

Un altro elemento strutturale del sistema pubblico è la rigidità delle prestazioni. La pensione obbligatoria, ad esempio, non può essere riscattata a metà del percorso lavorativo. Non esiste, dunque, una vera flessibilità nel momento del ritiro: o si maturano i requisiti di legge, oppure il capitale accumulato non è accessibile.
Infine, va considerato il tema della tassazione. Sebbene i contributi versati durante la carriera non costituiscano reddito imponibile e quindi non siano soggetti a tassazione, la pensione erogata dal sistema pubblico è assoggettata all’IRPEF ordinaria, con aliquote progressive identiche a quelle applicate ai redditi da lavoro.

Scaglione di reddito (€/anno)Aliquota IRPEFImposta lorda cumulata fino al limite dello scaglione*
Fino a 28.000 €23 %6.440 € (23% di 28.000)
Da 28.001 € a 50.000 €35 %6.440 € + 35% sulla parte eccedente 28.000 fino a 50.000 → + 7.700 € = 14.140
Oltre 50.000 €43 %14.140 € + 43% sulla parte eccedente 50.000

Non sono previsti vantaggi fiscali specifici e questo incide in modo significativo sul valore netto percepito. Per chi appartiene agli scaglioni fiscali medio-alti, l’effetto può risultare particolarmente rilevante, riducendo ulteriormente l’importo reale della prestazione pensionistica.

I fondi pensione: volontari, a capitalizzazione e pensati per la flessibilità

Il secondo e il terzo pilastro del sistema previdenziale italiano è rappresentato dalla previdenza complementare, cioè dai fondi pensione. A differenza del primo pilastro (la pensione pubblica) la loro adesione è volontaria: in Italia, oltre 10 milioni di italiani hanno uno o più fondi pensione attivi.

La principale differenza rispetto al sistema pubblico è il metodo di finanziamento: i fondi pensione funzionano con il sistema a capitalizzazione individuale. I versamenti di ogni iscritto sono contabilizzati in conto personale e investiti in un profilo d’investimento (chiamato “comparto”) scelto dall’iscritto in base alla sua propensione al rischio, i suoi obiettivi di rendimento e il suo orizzonte temporale alla pensione.
I fondi pensione offrono infatti la possibilità di scegliere tra diversi comparti di investimento (garantito, obbligazionario, bilanciato, azionario). Non esiste quindi un patto tra generazioni: ognuno accumula la propria pensione integrativa in modo autonomo.
Un altro elemento distintivo è la flessibilità. I fondi pensione permettono un accesso anticipato al capitale in diversi casi grazie ad anticipazioni (per spese mediche, acquisto o ristrutturazione della prima casa, spese sanitarie) e ai riscatti (perdita del lavoro, inattività lavorativa prolungata, invalidità). Inoltre, al momento del pensionamento, l’iscritto può scegliere se ricevere la prestazione sotto forma di rendita o di capitale (alle condizioni previste dalla normativa) oppure una combinazione delle due.
Sul piano fiscale, il vantaggio è evidente. I versamenti fino a 5.164,57 euro annui sono interamente deducibili, riducendo immediatamente il reddito imponibile. E, soprattutto, la tassazione finale sulla pensione integrativa è molto più bassa rispetto all’IRPEF ordinaria: l’aliquota parte da un massimo del 15% e può scendere fino al 9% in base agli anni di partecipazione. L’incentivo a iniziare presto è quindi significativo.

Due sistemi complementari, non alternativi

Confrontare previdenza pubblica e previdenza complementare non significa scegliere quale sia la “migliore”. Sono strumenti nati per scopi diversi ma destinati a lavorare insieme.
Per le nuove generazioni, inserite in un sistema pubblico incentrato sul metodo di calcolo “contributivo” e caratterizzate da carriere lavorative sempre meno lineari, puntare solo sulla pensione obbligatoria significa accettare una futura pensione che potrebbe non essere in grado di mantenere il tenore di vita a cui si era abituati da lavoratori.

La previdenza complementare diventa quindi un tassello indispensabile per costruire una serenità previdenziale più solida.

AspettoPrevidenza pubblica (obbligatoria)Previdenza complementare (fondi pensione)
AdesioneObbligatoriaVolontaria
Metodo di finanziamentoSistema a ripartizioneSistema a capitalizzazione individuale
RivalutazioneLegata all’andamento del PILDipende dalle linee di investimento scelte
Flessibilità
(Accesso al capitale prima della pensione)
NessunaAnticipi e riscatti
ErogazioneRendita mensile a vitaRendita, capitale o combinazione delle due
DeduzioneI contributi obbligatori sono totalmente deducibiliI contributi sono deducibili fino a 5.164 € l’anno
Tassazione finaleIRPEF ordinaria, con aliquote progressiveAliquota agevolata: dal 15% fino a un minimo del 9% in base agli anni di partecipazione