OCSE: il lavoro nel 2025 tra invecchiamento demografico e parità di genere
L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) è un forum internazionale che riunisce 38 Paesi membri con l’obiettivo di promuovere politiche per migliorare il benessere economico e sociale delle persone nel mondo. Ogni anno pubblica l’Employment Outlook, un’analisi delle dinamiche del mercato del lavoro nei Paesi membri e delle sfide emergenti. L’edizione 2025, dal titolo “Can We Get Through the Demographic Crunch?”, si concentra sulle implicazioni dell’invecchiamento della popolazione e propone strategie per sostenere crescita, equità e inclusione.
I principali dati del rapporto 2025
Secondo il rapporto, i mercati del lavoro OCSE si sono mostrati resilienti dopo la pandemia: occupazione e partecipazione alla forza lavoro hanno raggiunto livelli record, con un tasso di disoccupazione medio del 4,9% nel primo trimestre del 2025.
A maggio 2025, il mercato del lavoro italiano ha raggiunto livelli record di occupazione e minimi storici di disoccupazione e inattività: il tasso di disoccupazione in Italia si attesta al 6,5%, ovvero 0,1 punti percentuali in meno rispetto a maggio 2024 e 3,1 punti percentuali in meno rispetto a prima dell’inizio della pandemia, sebbene rimanga al di sopra della media OCSE del 4,9%.
Una delle sfide più grandi per i prossimi anni sarà l’invecchiamento della popolazione: si prevede che la percentuale di occupati rispetto alla popolazione totale diminuirà, intensificando la pressione sui sistemi economici e sociali. Tra il 2023 e il 2060, la popolazione in età lavorativa in Italia diminuirà del 34%.
Parità di genere: una leva strategica per la crescita del PIL italiano
La relazione OCSE 2025 ribadisce un concetto ormai fondamentale per le politiche pubbliche e lo sviluppo sostenibile: la riduzione del divario di genere nel mercato del lavoro rappresenta non solo un obiettivo di giustizia sociale, ma anche una delle leve fondamentali per stimolare la crescita economica. In media, nei Paesi OCSE, colmare il gap occupazionale tra uomini e donne potrebbe generare un incremento annuo dello 0,2% del PIL pro capite, con punte fino allo 0,6% nei Paesi in cui la partecipazione femminile alla forza lavoro è particolarmente bassa. Tra questi, l’Italia figura in prima linea: secondo le simulazioni dell’OCSE, se il nostro Paese riuscisse a chiudere il divario occupazionale tra uomini e donne, potrebbe ottenere uno dei maggiori benefici economici a livello internazionale (incremento di quasi 0,4% del PIL).
“Il grafico mette a confronto le differenze in punti percentuali previste nella crescita media del PIL reale pro capite in uno scenario in cui, entro il 2060, per entrambi i generi, i tassi di occupazione in ciascuna fascia di età sono pari a quelli del genere con il tasso più elevato e dello scenario di base. “Contr. dell’uguaglianza di genere tra i giovani e le prime età” identifica il contributo specifico della chiusura del divario di genere all’età di 54 anni o meno. “Contr. dell’uguaglianza di genere tra i lavoratori anziani” identifica il contributo specifico della riduzione del divario di genere per le persone di età pari o superiore a 55 anni.”
Fonte: Calcoli OCSE basati su Data Explorer OCSE “Employment and unemployment by five-year age group and sex – levels”,http://data-explorer.oecd.org/s/253 e “Productivity levels”, http://data-explorer.oecd.org/s/254; Fluchtmann, J., M. Keese and W. Adema(2024), “Gender equality and economic growth: Past progress and future potential”, https://doi.org/10.1787/fb0a0a93-en; e United Nations (2024), World Population Prospects 2024, https://population.un.org/wpp/.
Il gender gap in Italia non si limita alla sola partecipazione al mercato del lavoro, ma coinvolge anche la qualità dell’occupazione e la distribuzione del lavoro non retribuito. Le donne italiane, infatti, guadagnano in media meno dei colleghi uomini, hanno contratti più precari o part-time involontari, e dedicano una quota significativamente maggiore del proprio tempo alle attività di cura, sia dei figli che degli anziani. Questa situazione genera un doppio ostacolo: da un lato limita il pieno sviluppo del potenziale professionale femminile, dall’altro impedisce al sistema economico di beneficiare appieno del contributo di metà della popolazione.
L’OCSE evidenzia come le politiche pubbliche possano e debbano intervenire su più fronti per sbloccare questo potenziale inespresso. È necessario garantire la parità salariale a parità di mansione, favorire l’accesso delle donne ai settori STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e alle posizioni decisionali, promuovere ambienti di lavoro più inclusivi e flessibili, e soprattutto investire in servizi pubblici essenziali come l’asilo nido e l’assistenza domiciliare per gli anziani. Solo in questo modo sarà possibile ridurre il carico di lavoro di cura che grava in modo sproporzionato sulle donne e favorire una condivisione più equa delle responsabilità familiari tra i generi.
In un contesto di invecchiamento demografico e rallentamento della crescita potenziale, come quello italiano, promuovere l’occupazione femminile non è più una questione opzionale, ma una necessità economica strategica. L’inclusione paritaria delle donne nel mondo del lavoro non rappresenta solo un diritto da garantire, ma un moltiplicatore di sviluppo per l’intera collettività.
Per il testo completo: OECD (2025), OECD Employment Outlook 2025: Can We Get Through the Demographic Crunch?, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/194a947b-en
Per la nota paese in italiano (panoramica dei dati contenuti nel rapporto OCSE): https://www.oecd.org/it/publications/prospettive-dell-occupazione-ocse-2025_948ceed7-it/italia_9571f483-it.html





