Gen Z e lavoro: tra mobilità e nuove aspettative
La Generazione Z, ovvero i nati tra il 1997 e il 2007, sta ridefinendo le regole del mondo del lavoro. Secondo il Randstad Workmonitor Pulse, che ha coinvolto oltre 11.000 lavoratori in 15 Paesi, i giovani rappresentano già il 23% della forza lavoro globale e mostrano un approccio molto diverso rispetto alle generazioni precedenti.
Se in passato il “posto fisso” rappresentava l’obiettivo di carriera, oggi solo il 17% della Gen Z immagina di restare nella stessa azienda “per sempre”, a fronte del 30% della Generazione X. La maggioranza pensa a un orizzonte molto più breve: il 37% prevede di rimanere al massimo un anno, il 25% da uno a due anni e l’11% fino a cinque.
Questa mobilità non significa però mancanza di progettualità. Al contrario, l’87% dei giovani dichiara di valutare con attenzione obiettivi a lungo termine quando cambia ruolo: il turnover frequente è più legato all’ambizione e alla ricerca di contesti stimolanti che non a un disinteresse verso la carriera.
I dati dell’indagine mostrano che i principali fattori di retention coincidono con quelli delle altre generazioni, ma con alcune peculiarità. Al primo posto resta la retribuzione (42%), seguita dai giorni di ferie (24%), un aspetto particolarmente rilevante per la Gen Z. Al terzo posto, a pari merito, emergono la flessibilità di orario e le opportunità di crescita professionale (21%).
Tra coloro che pensano di lasciare l’attuale posto entro il primo anno, il motivo più citato è la bassa retribuzione (38%), seguita dalla mancanza di possibilità di avanzamento (18%) e dalla scarsa flessibilità.
La Gen Z si distingue anche per un approccio non convenzionale alle forme contrattuali. Solo il 22% sceglierebbe il tempo pieno tradizionale, mentre cresce l’attrattiva per il “lavoretto secondario”: il 19% vorrebbe affiancare al full time un’attività extra, un quarto opterebbe per formule di part time, e una quota significativa guarda al lavoro autonomo, temporaneo o freelance.
Questa preferenza per modelli più fluidi spinge le imprese a rivedere le proprie strategie di attraction e retention, introducendo soluzioni rapide e flessibili per rispondere alle esigenze di una generazione in continuo cambiamento.
Un altro tratto distintivo della Gen Z è il rapporto con la tecnologia. L’uso dell’intelligenza artificiale è percepito come un’opportunità concreta di crescita: il 79% dei giovani la utilizza per imparare nuove competenze, molto più delle altre generazioni, e il 61% si dichiara entusiasta delle sue potenzialità. La richiesta di percorsi formativi innovativi e personalizzati si inserisce in questa cornice, confermando come lo sviluppo continuo sia una priorità imprescindibile.
L’attitudine al cambiamento della “generazione un anno, un lavoro” rappresenta dunque una sfida e un’opportunità per le aziende. Retribuzione adeguata, work-life balance, possibilità di crescita e valorizzazione delle nuove tecnologie diventano i pilastri per costruire relazioni durature.
Investire in politiche di welfare aziendale, flessibilità organizzativa e percorsi di formazione avanzata può fare la differenza per attrarre e trattenere i talenti della Generazione Z, garantendo al tempo stesso competitività e innovazione al sistema produttivo.




