Conciliazione vita-lavoro: al via la certificazione per le imprese
La conciliazione tra vita privata, famiglia e lavoro assume un ruolo sempre più centrale nelle politiche di welfare aziendale e nelle strategie organizzative delle imprese.
Un ulteriore passo in questa direzione arriva con l’attuazione della certificazione delle politiche di conciliazione tra vita familiare e lavoro, prevista dal decreto ministeriale del 1° maggio 2026 e dalla relativa prassi di riferimento UNI/PdR 192:2026.
Il sistema punta a riconoscere le organizzazioni che adottano concretamente politiche capaci di favorire l’equilibrio tra tempi di vita e tempi di lavoro e, allo stesso tempo, a incentivare una maggiore diffusione del welfare nelle imprese.
Cosa valuta la certificazione
La certificazione prende in considerazione un insieme articolato di politiche e strumenti aziendali. La UNI/PdR 192:2026 individua infatti 28 indicatori, distribuiti in sei principali aree di intervento:
- organizzazione del lavoro e flessibilità oraria e spaziale;
- supporto alla maternità;
- supporto alla genitorialità;
- supporto agli impegni di cura;
- salute e benessere;
- sostegno economico e servizi per le famiglie;
- sviluppo professionale e continuità di carriera.
Particolare attenzione viene riservata anche al coinvolgimento dei padri nella cura familiare, attraverso la valorizzazione dell’utilizzo dei congedi di paternità e parentali.
La certificazione premia inoltre le imprese che adottano strumenti di flessibilità, interventi di smart working, misure a favore dei caregiver e piani di welfare aziendale dotati di risorse specificamente destinate alle famiglie.
Un’opportunità anche per le piccole imprese
Il sistema tiene conto delle diverse dimensioni aziendali. Per le realtà fino a 49 addetti è previsto il raggiungimento di almeno il 50% degli indicatori quantitativi, mentre per quelle da 50 addetti in su è richiesta una soglia minima del 60%, accompagnata dal soddisfacimento di almeno due indicatori qualitativi.
La certificazione avrà durata triennale, con verifiche annuali.
L’obiettivo è quindi rendere lo strumento accessibile anche alle piccole e medie imprese, favorendo una progressiva diffusione delle politiche di conciliazione all’interno del tessuto produttivo.
Incentivi per le aziende certificate
Alla certificazione è associato anche un sistema di incentivazione economica.
Sono previste risorse per 31 milioni di euro destinate allo sgravio contributivo. Per le aziende certificate potrà essere riconosciuto uno sgravio fino all’1% dei contributi previdenziali, entro il limite massimo di 50 mila euro all’anno per azienda.
La misura è prevista fino al 2028.
Accanto agli incentivi contributivi sono inoltre disponibili 7,5 milioni di euro attraverso un bando gestito da Unioncamere, finalizzato ad accompagnare le imprese interessate nel percorso verso la certificazione.
Welfare aziendale e conciliazione: una leva per il territorio
La nuova certificazione conferma un cambiamento importante nella concezione del welfare aziendale: non più soltanto un insieme di benefit, ma una componente delle politiche organizzative e di gestione delle persone.
Flessibilità, sostegno alla genitorialità, servizi per la famiglia, attenzione ai caregiver, benessere e continuità professionale diventano elementi attraverso i quali le imprese possono contribuire concretamente alla qualità della vita dei lavoratori e delle loro famiglie.
È una prospettiva particolarmente significativa anche per il territorio veneto, caratterizzato da una presenza diffusa di piccole e medie imprese.





