Il sistema previdenziale italiano

A partire dagli anni ‘90 il sistema pensionistico italiano è stato profondamente influenzato dai cambiamenti demografici del nostro Paese L’aumento dell’aspettativa di vita e la riduzione costante del numero di nascite hanno portato ad un costante disequilibrio del “patto generazionale” che sostiene il nostro sistema previdenziale: i lavoratori attivi, con i loro contributi, “pagano” le pensioni dei lavoratori in pensione.

 

In parallelo con le mutazioni della demografia, abbiamo assistito anche ad un sostanziale rallentamento della crescita economica del Paese, con inevitabili impatti anche sul sistema previdenziale e sul numero di lavoratori attivi.

Come è cambiato il contesto

Uno dei più importanti interventi sul sistema previdenziale italiano è stata la “Riforma Dini” che ha introdotto il metodo di calcolo contributivo: la pensione non viene più calcolata sulla base delle ultime retribuzioni (sistema retributivo), bensì sul totale dei contributi versati durante la carriera.

Il nuovo metodo fu previsto per tutti i lavoratori di prima occupazione post 01/01/1996, mentre venne istituito un sistema “misto” per i lavoratori che, alla data del 1° gennaio ’96 non avessero accumulato almeno 18 anni di contributi.

Un intervento, volto a migliorare la sostenibilità del sistema previdenziale nel lungo periodo, ma che ha comportato una sostanziale riduzione degli assegni previdenziali erogati dall’INPS, rendendo necessario il ricorso a forme pensionistiche complementari o integrative.

Inoltre, a partire da questo provvedimento, abbiamo assistito ad una serie di interventi ed aggiustamenti che hanno comportato un costante innalzamento dell’età richiesta per andare in pensione sia l’anzianità contributiva minima.

IL TASSO DI SOSTITUZIONE

Il tasso di sostituzione della previdenza obbligatoria è comunemente indicato dal rapporto fra la prima rata riscossa quando si va in pensione e l’ultimo stipendio percepito.

Avere un’idea, fin da quando inizi a lavorare, di quanto sarà il tasso di sostituzione della previdenza obbligatoria è importante per valutare se la tua pensione potrà garantirti un tenore di vita adeguato.

La Ragioneria Generale dello Stato effettua regolarmente calcoli per determinare l’andamento del tasso di sostituzione negli anni a venire. Nell’ultimo aggiornamento, questi sono i dati evidenziati in relazione all’ipotesi di base.

Un lavoratore dipendente del settore privato, che nel 2010 avrebbe ottenuto una pensione pari al 73,7% dell’ultima retribuzione, nel 2070 vedrà ridotta tale percentuale al 60,8%, a parità di requisiti contributivi. Nel caso di un lavoratore autonomo, la riduzione del tasso di sostituzione risulta assai più consistente per via della più bassa aliquota di computo prevista nel sistema contributivo. Nel periodo di previsione, il tasso di sostituzione subisce una contrazione di circa 23 punti percentuali, passando dal 72,2% del 2010 al 49,1% del 2070.